
Piccolo Relais Galletto di Marzo località vocabolo Casella II n°127 (Borgarucci) Paciano (Pg) Tel: +39 349 0803800
Coordinate per i navigatori : LAT 43°01' 30'' N - LONG 12°04'30'' E
Copyright 2014 - 2026 by Galletto di Marzo tutti i diritti riservati
Informativa sui Cookie
Informativa sulla Privacy
La Toscana si trova in centro Italia e al centro della Toscana, tra Firenze, Siena e Arezzo si trova il Chianti. Un susseguirsi di colline, borghi dove il tempo si è fermato, fortezze, pievi e case di campagna: una natura suggestiva e ricca non solo di bellezze e di storia ma anche di prodotti unici e inimitabili che hanno reso questa regione famosa in tutto il mondo.
Il territorio del Chianti Classico si estende tra Firenze e Siena: nel corso dei secoli le due città si sono a lungo contese il controllo sui suoi borghi e comuni.
Dal punto di vista geografico il territorio si estende per circa 20 km a cavallo fra le province di Firenze, Siena e Arezzo, tra colline medio alte anche denominate complesso dei Monti del Chianti. Il punto più elevato è Monte San Michele, alto 893 metri. Il territorio è attraversato da 5 fiumi: Pesa, Greve, Ombrone, Staggia e Arbia.
Dal punto di vista storico il nome inizialmente identificava i territori appartenenti all’antica Lega Militare Fiorentina del Chianti, ovvero Gaiole, Radda e Castellina in Chianti.
Oggi, anche in virtù della legge sulla denominazione dei vini, con l’espressione “Chianti” si intendono i territori dei tre comuni della Lega, i comuni fiorentini di San Casciano e Tavernelle in Val di Pesa, Greve in Chianti e parte di Barberino in Val d’Elsa, i comuni senesi di Castelnuovo Berardenga e Poggibonsi.
La Via Chiantigiana SR222, disegnata sulle colline del Chianti, collega Firenze a Siena passando per Greve ed è una strada dalle mille deviazioni, lungo la quale si può assaporare la bellezza dei passaggi e fare tappa nei borghi preferiti. Perfetta anche da percorrere in bicicletta.
Il Chianti è costellato di caratteristici borghi, ognuno con la sua architettura e paesaggi rimasti incontaminati nel tempo, edifici medievali, chiese, testimonianze storiche e artistiche da scoprire. Vivere il Chianti vuol dire immergersi in questa atmosfera, suggestiva e rilassante, visitare i tanti paesi, rilassarsi in campagna, dedicarsi ai piaceri della tavola e del buon vino. La natura è protagonista in un viaggio nel Chianti e si arricchisce di luoghi storici, monumenti, musei e manifestazioni tradizionali.
Se hai solo un giorno per visitare il Chianti puoi percorrere la via Chiantigiana e visitare Greve in Chianti, considerata la porta del Chianti, con la sua famosa piazza del Mercatale, luogo di scambio e commerci fin dall’antichità e il Museo del Vino. Da qui si può raggiungere Montefioralle, castello medievale con un piccolo borgo. Proseguendo si può visitare Castellina in Chianti, al confine tra il Chianti fiorentino e quello senese. Qui si trova il Museo Archeologico del Chianti Senese. Il percorso può continuare fino a Barberino Val d’Elsa, borgo medievale fortificato, poi Tavarnelle, per concludere a San Casciano Val di Pesa, ultimo grazioso borgo del Chianti dove visse Machiavelli.
Qualunque sia la tua meta nel Chianti, è impossibile non fermarsi a degustare il suo vino. La zona vitivinicola del Chianti è più ampia dei paesi che lo compongono e che costituiscono il Chianti Classico. Molte fattorie e aziende agricole richiedono la prenotazione, per altre è sufficiente presentarsi ma è sempre preferibile mettersi in contatto prima per organizzare un’ottima degustazione.
Il Chianti è l’espressione massima della buona tavola e dei prodotti tipici toscani. Le colline qui sono ricche di vigne e oliveti, ma non di solo olio e vino è fatta la cucina chiantigiana. Salumi, formaggi, carni, pane, pappa al pomodoro e il meglio della tradizione toscana si trovano in tutte le osterie e negli agriturismi dove i prodotti raggiungono la tavola direttamente dal campo.




Castellina in Chianti
Castellina sta più che arroccata, poggiata sul suo colligiano giaciglio.
Nel paese ci attende una serie di palazzi patrizi ristrutturazioni di presidi militari edificati prima dai sodali dei conti Guidi che dalla Garfagnana d’origine si spinsero fin nel cuore di Toscana tentando di controllarla per via diplomatica o direttamente militare, e successivamente dai fiorentini sempre in guardia contro i senesi.
Il cuore dell’abitato è costituito dall’antica Rocca progettata nella seconda metà del Quattrocento da Giuliano da Sangallo, sommo architetto di cui il Vasari traccia ampia lode nella sua "Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architetti", che fu incaricato da Lorenzo il Magnifico di dotare Castellina di una munita cerchia di mura intercalate da torri, oggi in parte inglobate nelle case. In via Ferruccio si ha invece il senso dell’opulenza passata di Castellina. Ed è proprio al termine di questa strada, al bivio che conduce alla Rocca, che si trova la chiesa di San Salvatore in stile neoromanico, ricostruita dopo la distruzione dell’ultima Guerra Mondiale. La sosta a Castellina è allietata dalle numerose enoteche con degustazione di vini, ma anche dalla grande arte norcina del Chianti capace di offrire salumi di raro pregio e sapori indimenticabili.
Castelnuovo Berardenga
Castelnuovo è il testimone della battaglia di Montaperti, luogo centrale nella vicenda storica senese: qui nel 1260 l’esercito fiorentino venne sconfitto dalla Repubblica del Palio.
La Repubblica Senese, dopo Montaperti, decise di munire questo suo avamposto di nuove fortificazioni (da qui il nome Castelnuovo) peraltro mai portate a termine. Evidentemente questa porzione di terra chiantigiana era destinata più alla pace e alla coltivazione dello spirito che non alla difesa militare.
La visita a Castelnuovo Berardenga non può prescindere da Villa Chigi Saracini di eccelsa eleganza architettonica ingentilita da un misurato giardino all’italiana, ma soprattutto arricchita da un parco ottocentesco di notevolissima importanza botanica.
Castelnuovo Berardenga ha da offrire l’ordine dei suoi vicoli, una preziosa fontanella sulla piazza principale, alcune taverne dove coltivare l’appetito. Questo borgo segna un confine perché dà del Chianti l’ultima versione: quella gentile e quieta delle armonie culturali. Ed è subito Siena.
Gaiole in Chianti
Gaiole, fondata tra Due e Trecento, non ha origine militare, bensì di commercio. Fu all’inizio un mercatale (in Chianti i centri di raccolta e vendita delle merci hanno avuto un'importanza fondamentale sia dal punto di vista economico-sociale sia da quello architettonico-urbanistico) al servizio dei molti castelli che ne punteggiano i dintorni. Perciò il cuore di Gaiole, che oggi è uno dei centri di produzione della Cinta senese, è una strada-piazza: via Ricasoli lungo la quale si svolse, e tuttora si svolge, la mercatura e la vita del paese.
Gaiole offre opportunità di shopping enogastronomico ed alcune strutture alberghiere di qualità, oltre ovviamente al fascino delle antiche case, del lungofiume e degli arredi urbani che rimandano alle attività mercantili medievali.
Radda in chianti
Radda è il borgo delle vigne. Lo sguardo dal poggio sul quale nel Medioevo, tra le acque dell’Arbia e della Pesa, venne edificata Radda spazia su una trama fittissima di vigneti. Centro del borgo, dominato in alto da ciò che resta dell’originario castello, è piazza Ferrucci.
Da non perdere è la vista sulle viuzze del centro antico, sugli orti che sono cintati di muretti a secco e dai quali si ricava l’essenza del Chianti: agricoltura in forma di disegno del paesaggio in un ordine naturale di uomini e cose. E non poteva che essere a Radda la sede della Fondazione per la tutela del territorio del Chianti Classico che è ospitata nel complesso monastico di Santa Maria a Prato appena fuori le mura del paese. Dalla chiesa del convento proviene un polittico di Neri di Bicci di raro pregio.
Ma Radda ha in serbo altre suggestioni: il tratto di strada che corre al margine meridionale del paese, la Ghiacciaia del Granduca, singolare edificio che si trova ridossato alle mura a Nord e che serviva per produrre il ghiaccio indispensabile alla conservazione dei ricchi prodotti agricoli, da sempre fulcro dell'economia del paese. In questo borgo non è difficile trovare ospitalità e genuini prodotti gastronomici.




La cucina del Chianti senese è riassunta mirabilmente in questo antico proverbio "Pan d'un giorno, vin d'un anno". E’ una cucina di prodotti, delle stagioni e del territorio, ancora riflesso di un’economia che fu mezzadrile e che in città mandava prodotti, ingredienti e ricette.
Il vino lo portarono gli Etruschi. Il Chianti fu e resta il vino italiano per antonomasia, oltre che nel bicchiere, va un po’ dappertutto nella cucina chiantigiana.
Il pane chiantigiano si fa nel forno a legna. Dura tutta la settimana, si parte con la coltella e l’ultimo giorno è buono come il primo. Se ne avanza diventa secondo le stagioni panzanella, ribollita, pappa col pomodoro, e occasionalmente anche quella pappa col papavero che un tempo calmava gli epilettici di famiglia. Abbrustolito, è la base della fettunta, o del cavolo (nero) sulle fette. Per queste ci vuole l’olio di frantoio, il prezioso oro liquido anch’esso dono degli Etruschi che resta sotterraneo sapore di tutta la cucina chiantigiana, e se necessario drastico medicamento o base di pozioni amorose.
Il cacio è marzolino e pecorino; in gran parte era frutto di scambio nelle transumanze che due volte l’anno passavano per il Chianti.
Il Chianti ebbe anche la sua “spezieria dei poveri”: aglio e cipolla, salvia e alloro, pepolino (cioè timo) e ramerino, radicchi e erbe amare, nipitella e salvestrella, coccole di ginepro e fiori d’acacia.
Le carni sono tra le migliori del mondo: bovi, vitelli e vitelloni; maiali, cinti senesi e cinghiali; polli ruspanti, faraone e fagiani; nane e germani; conigli e lepri; piccioni e colombacci. E per Pasqua l’agnello.
I dolci sanno di grano, di uova fresche, di miele e marmellate: sono crostate, pinolate, ciambelloni ripieni e no.
Attenti al vinsanto chiantigiano, che non è né dolce né secco: è vinsanto. Se avete la buona fortuna di trovarne, non vi azzardate a farne brodaglia coi cantuccini. Sarebbe un peccato, e neanche veniale.
La magia del Chianti sgorga suadente dalle bottiglie di quel vino che il mondo invidia. La moderna vicenda del "Chianti Classico" inizia nell'800 quando il barone Ricasoli codifica il "governo del vino".
Il legame ancestrale di queste terre con la vite e con il vino è stato confermato dal recente ritrovamento in un sito archeologico chiantigiano di alcuni semi di ventitré secoli fa di “Vitis Vinifera”; dal tardo Medioevo, poi, le viti diventano protagoniste dell’agricoltura e dell’economia.
La derivazione della parola Chianti, secondo un documento del 790 della Badia di San Bartolomeo a Ripoli, è di difficile identificazione: probabilmente è un’evoluzione dal latino clangor, ossia strepito o squillo tipico nei fitti boschi risonanti di trombe per cacce nobiliari e strida di animali. Ma c’è chi, tra i glottologi, rimanda ad un’origine etrusca del nome e chi invece lo ritiene di derivazione tardogermanica ai tempi dell'occupazione longobarda. Certo è che di Chianti si comincia ufficialmente a parlare attorno al settimo secolo.
Terra di grandi vini, grazie anche ai monaci che disboscarono e piantarono viti sui terreni che circondavano le abbazie e grazie agli stessi contadini che ne perpetuarono la coltivazione.
La moderna vicenda del “Chianti Classico” inizia nell’Ottocento con un personaggio che è stato il padre dell’attuale vitienologia chiantigiana e che ha ispirato il disciplinare di produzione: il barone Bettino Ricasoli. Nel 1874 egli codificò il governo del vino (tradizionale sistema di vinificazione toscano) e definì le proporzioni dell’uvaggio del Chianti attribuendo una percentuale a ciascuna delle principali varietà di uve: “il vino riceve dal Sangioveto la dose principale del suo profumo ed una certa vigoria di sensazione; dal Cannaiulo l’amabilità che tempera la durezza del primo senza togliergli niente del suo profumo per essere pur esso dotato; la Malvasia, della quale si potrebbe fare a meno nei vini destinati all’invecchiamento, tende a diluire il prodotto delle prime due uve, ne accresce il sapore e lo rende più leggero e più prontamente adoperabile all’uso della tavola quotidiana”.
In quel tempo prevaleva un Chianti come vino quotidiano di medio corpo, buono per tutte le occasioni e per qualsiasi cibo; era così necessaria, per attenuare il tannico Sangiovese, una certa percentuale di uve bianche (Trebbiano e Malvasia) e di altre uve rosse più morbide (Cannaiolo e Colorino) capaci anche di tingere un po’ il “pallido” Sangioveto.
In un bicchiere di quel rosso rubino, tendente al granato se invecchiato, dal bouquet di mammola, di spezie e piccoli frutti di bosco e dal sapore strutturato, armonico, elegante, sapido e leggermente tannico che poi diventa vellutato, si ritrova tutto l’orgoglio di questa terra.
Il Gallo Nero come distintivo delle bottiglie fu adottato per la prima volta dal Consorzio Marchio Storico Chianti Classico fondato da trentatré produttori a Radda nel 1924. Risale al 1967 il riconoscimento della DOC e nel 1984 è stata ottenuta la DOCG.
Per consolidare il rinnovamento del vitigno principe del Chianti, il Sangiovese, e il miglioramento della qualità del vino negli ultimi anni, con l’operazione Chianti 2000, sono stati reimpiantati moltissimi vigneti con l’introduzione di nuovi cloni. A dare impulso a questa evoluzione viticola è stato il successo mondiale dei Supertuscan. Sono prodotti dell'area chiantigiana ma non rientrano nei disciplinari della Doc perché ottenuti o da Sngiovese in purezza o da blend di Sangiovese con Cabernet e Merlot, tant'è che si è più volte definito questo uvaggio come una sorta di ricetta bordolese corretta. Anche l’introduzione dei vitigni alloctoni (si fanno ottimi bianchi da Chardonnay) ha dimostrato la grande valenza enologica di questo “terroir”.
Uno dei pochi al mondo ad essere riconosciuto come una terra del vino: dalle vigne illimitate, dall’altissima concentrazione di cantine, di enoteche e wine bar dove il Chianti diventa effettivo life style.




Per tutte le Informazioni visita il sito Terre di Siena
Piccolo Relais Galletto di Marzo località vocabolo Casella II n°127 (Borgarucci) Paciano (Pg) Tel: +39 349 0803800
Coordinate per i navigatori : LAT 43°01' 30'' N - LONG 12°04'30'' E
Copyright 2014 - 2026 by Galletto di Marzo tutti i diritti riservati
Informativa sui Cookie
Informativa sulla Privacy